
vince la smaterializzazione dell’architettura.
grazie all’incoronato!
2o (forse 3o) giorno in Biennale – Giardini
29 maggio 2021 (probabile come data, ma non certa. quello che è certo è la sequenza del giro dei padiglioni.)
gli Scandinavi già da tempo sono nello spazio condiviso. legno e mestieri fanno da padrona (femminile ironico). è ciò che aborra il provincialismo della casetta unifamiliare. gli spazi sono da usufruire non da mostrare. tutto trasformabile all’occorrenza dell’incedere, rigorosamente scalzi. trovarsi a casa anche se troppo in ordine.ci sono migliaia di richiedenti asilo e migliaia di case vuote in centinaia di paesini sparsi e persi per tutta Italia, nessun azzardo Riace in corso?
dovrebbero essere boicottati anche i prodotti alimentari italiani per schiavismo, ma un pensiero dovrebbe andare ai paesi ‘civilizzati’ che hanno ancora vigente la pena di morte. il paese dell’ikebana è uno di questi. le aggiunte, però, di costruito temporaneo, presentano la capacità del costruire i dettagli, messi in mostra anche decostruiti con i segnali dei lavori in corso.
la tenda plissè color verde acqua, tra gli alberi, è gioco raffinato di giardini proibiti.
i teli verdi che coprono il Canada non sono sufficienti a nascondere i 200 e più corpi di bambini nativi, trovati seppelliti dentro una di quelle scuole di rieducazione in cui il bianco invasore promulgava la superiorità della razza. anche se il colore potrebbe incutere speranza, ben poco si può contro i fautori dello sterminio degli unici difensori della ‘madre terra’. e’ inutile fare il verso al verde della natura, non ci sta piu’.
postato su facebook il 10 giugno 2021
sulla collinetta dell’Olimpo la smaterializzazione dell’architettura vince. il comunicarlo ai due giovani, maschio e femmina almeno all’apparenza, in carne ed ossa, della stessa altezza di chi è presente in digitale, non li rende molto contenti. il rifiutarmi di collegarmi virtualmente in un qualche progetto a vent’anni (futuro?), mentre il resto dei visitatori è immerso nell’altro loro immaginario, li destabilizza ancora di più, solo codici e cerchi d’argento per il distanziamento rendono l’architettura del passato, presente asettico. è come se una enorme mascherina invisibile fosse stata messa davanti alla facciata, appoggiata sul naso del timpano.
il colonialismo francese presente con il suo quanto-siamo-bravi-che-li-aiutiamo-a-casa-loro. percorso personalmente affrontato, ma poi strappato via. nel poi, nel vedere retorica e propaganda, non me ne dispiaccio.
l’Australia fa prima con un ‘in between’ vecchio di buoni vent’anni, anche se nell’architettura si potrebbe considerare un genere ed il trasferirlo direttamente sul virtuale potrebbe essere una buona declinazione di stile. gli alberi ed i fiori che la circondano sono la migliore compagnia.Korea chiusa momentaneamente e non più recuperata.
ritrovarsi poi su di un tavolo virtuale, da architetto, riporta incubi di concorsi, ma il gioco con il virtuale è accurato e divertente potersi sedere fisicamente ad un lato del tavolo, dove c’è seduto anche un presente non virtuale e guardarsi, quasi impacciati, con gli altri avventori casuali costruiscono la performance perfetta: non ha bisogno di artisti a solleticarli ed ad attestarsi il merito.
a ben pensarci anche nel padiglione teutonico la performance degli avventori si integra con il virtuale. c’e’ un valore aggiunto: la tradizione del padiglione a cio’ che segno-significante-significato di performance e’ insuperabile.
postato su facebook il 12 giugno 2021
#biennalearchitettura2021

































































































