quarantanni impropri.

il tributo a Maria ci sta tutto, ma la carenza di bibita alcolica e’ la fine di ogni festa, anche e soprattutto se sono i 40 anni del gruppo78. finito, poi, di trangugiare al ‘barachin de Barcola’, con compagnia all’altezza degli Ugo consumati, che hanno dato la valenza ai festeggiamenti troppo di relazioni spicciole e poco nel merito, anche se l’oltre confine ha portato internazionalita’. se non comunico la mia perplessita’ dell’allestimento di una mostra risolta da un semplice ‘to je zid’, si mettera’ in discussione la mia onesta’ intellettuale a cui troppo spesso mi riferisco e dietro cui nascondo i miei strali di invettive.troppi robot che vogliono prendere la scena, ma, nel merito, solo i video reggono l’esposizione di una ricerca che dello spazio pubblico ha declinato tante sfumature possibili.tutti a cercare il proprio contributo a cio’ che e’ stato solo risultato della caparbieta’ di un’unica persona che ha accentrato su di se’ glorie e misfatti.e’ la donna da celebrare, al di la’ di ogni risultato ottenuto, che ha asfaltato ogni dissidenza nella logica dei risultati presentati, suoi e di nessun altro. il gruppo e’ una cornice usata per mostrare cio’ che, in questa citta’, sarebbe stata lasciata a gallerie non troppo diverse dalle parrocchie di quartiere. l’eccellenza di DoubleRoom (anche se un po’ troppo deboli, per essere sufficientemente morbida, i suoi ultimi allestimenti) ha servito da contenitore di archivio e significanti, in questo caso, troppo dati per scontati. quando il nome diventa un’istituzione bisogna incominciare a dubitare, ma non per questo la stima diminuisce, soprattutto per la donna. i suoi detrattori sono oltre ogni tempo massimo per addurre qualsiasi rimostranza.da parte mia solo rispetto per la caparbieta’. che le conoscenze nel/del quotidiano locale abbiano accennato alla mia presenza e’ talmente secondario che non ho ancora letto ne’ articolo ne’ presupposti vari. aver contribuito a scrivere la storia di un gruppo, anche se solo da pedina, e’ gratificazione anche senza riconoscimento di sorta e sorte, ma la provincialita’ chiede il pedaggio. nessuna autostrada per me, ma intercapedini dove giocare sul senso di ArteContro.

quello che e’ incredibile e’ la romanzina che mi sono sorbita sull’immaginario della citta’ ai miei piedi che, senza obiettivo, non poteva disporre di strategie. queste le lascio ai giochi di guerra e nella metodologia aperta, relego il risultato al divenire, come in ogni mia performance in cui il mio corpo ha deciso per me sul racconto da impostare.ancora piu’ incredibile e’ avermi dovuto scaldare un piatto commestibile perche’ il vuoto nella pancia non e’ stato riempito a sufficienza, nonostante la pasta e creme che mi sono portata a casa, gia’ fatta fuori, subito, rientrata in tempo per non essere bagnata dalla pioggia che sta picchiettando sul tetto.neanche un bicchiere offerto da chi festeggia il compleanno, ma cosi’ facilmente trascurato perche’ la gente distesa sui teli spiegati vicino al mare, non reclamano pedaggio, nonostante la provincia. un luogo altro che non appartiene a Trieste ne’ alle convenienze del rappresentarsi. pensieri e parole che tra l’alcol ed il sambuco cercano di prendere forma solo per la curiosita’ di potere ancora testimoniare presenza. la mia o di qualsiasi altro, qui, li’ o altrove e’ la stessa cosa.mai come oggi non ho capito se c’ero io o l’immagine di me.probabilmente era solo un mio ‘fake’.e’ meglio che vada a vedere che il botto appena udito, non sia di qualcuno che mi sia piombato in casa, non invitato.”Che almeno Trieste diventasse una capitale balcanica!” e’ la chiosa migliore a cui posso pensare.

#toglietebachecheepancheinutili #finchèxeverdexesperanza #Zizeklorimandoadomani

June 24, 2018

quarant’anni impropri 2.

cosa c’entra una big band con Basaglia qualcuno me lo dovrebbe spiegare.era forse un nostalgico degli Americani?era la musica che ascoltava?era per dare un tono ai festeggiamenti per i quarant’anni della sua legge?c’entra con i fuochi di san Giovanni?per me, che non conto niente, e’ stato solo un disturbo al video-mapping con cui non aveva nessuna attinenza.ancora ancora il gruppo di musicisti che hanno preceduto e che, negli spazi dell’ospedale psichiatrico si ritrovano per suonare insieme. purtroppo ho sentito solo un pezzo ed era piuttosto buono. le troppe facce conosciute, pero’, mi sono sembrate piu’ un raccontarsela piuttosto che un ricercare lo sconosciuto. non un bis, ma una jam session basagliana sarebbe stata dovuta. sarebbe stata anche l’occasione per i maestri, Morpurgo e Bernetti, promotori dell’ensemble improprio, di riproporre anche qualcosa del loro duo, uno degli esperimenti migliori che abbia sentito, a suo tempo e non credo sia stata riproposta, perche’ i ‘muli’ riescono ad essere anche umili. della loro capacita’ creativa l’ensemble improprio ne e’ la prova.troppo pochi matti, quelli veri, a festeggiare e, per loro, nessun posto sul palcoscenico. eppure il tributo a Ornette Coleman risale solo a qualche anno fa ed era tutta un’altra sinfonia. adesso tutti i maestri, anche se piuttosto bravi, si sono conquistati uno spazio-stanza e presidiano il territorio (anzi sembrerebbe che non abbiano neppure piu’ neanche una stanza!).d’altronde e’ lo sport piu’ praticato quello del presidiare il territorio con le varie sigle di riconoscimento, ma tutte ben legate alla distribuzione dei privilegi che poco hanno a che fare con il lavoro quotidiano sul sociale che si continua a fare.per fortuna e’ ancora ben ancorata al territorio, la riforma dell’assistenza a chi non rientra nei canoni del conveniente (quindi la maggioranza di poveri e diseredati), che nessuna destra e’ riuscita a smantellarla, ma che la sinistra ha trasformato in un suo orticello.la sinistra si serve anche delle big band per dimostrare quanto il liberalismo e’ parte pregnante del suo operare ed e’ riuscita a mandare in… (sempre piu’ spesso il monito delle parole o_stili mi rincorre e tento l’ammorbidimento in corsa)… a scatafascio segni e significanti della troppo data per scontata scritta: LA LIBERTA’ E’ TERAPEUTICA.se la big band con la liberta’ ci potrebbe stare, storicamente, anche se solo come statua, e’ nel terapeutico che la sua armonia e’ alquanto datata.non posso elogiare il video mapping perche’ verrei tacciata di consorteria, ma per quel poco che ho assistito e resistito la musica spinta all’eccesso di poco significato, non solo contenuto e significanti hanno coperto la facciata del padiglione M, ma poesia.per quanto riguarda poi il resto del programma e di come e’ stato abusato il termine ‘performances’ (adcompanaticodirittura al plurale) abbinato a danza, l’eruzione cutanea mi ha fatto deviare ed evitare qualsiasi possibile scontro di percorso.ho osato prendere un pezzo di formaggio destinato ai musicisti (i critici impropri non erano ammessi) e nessuno aveva ancora servito nulla ad altri operanti piu’ convenzionali:”Cio’, Ceci, te vol un toco de formaio?””No grazie.”qualcosa d’altro sarebbe stato servito a chi ha continuato a smanettare e che non era stato preso in minima considerazione, in primis con la big band che era stata affiancata alle immagini, mentre sono state la sola cosa di interesse oggettivo, insieme all’abbraccio che mi ha fatto buttare via mezza birra.adesso inizia il festival e la solita parata di salotti e salottini che saranno di turno sulla ribalta. solite amenita’ di provincia che ogni tanto trovano qualche guizzo di vera folliameno male che bastano gli edifici dell’OPP a reggere da soli anche senza companatico, perche’ la vera storia la scrivono gli esclusi ed i perdenti.

[alzata di soprassalto alle 5 di mattina con il terrore di avere scritto una cosa, imperdonabilmente, sbagliata e’ il segno di quanto drogata dalle c@zzate di una piazza virtuale io sia.
 arrivera’ anche in questo manicomio Marco Cavallo e aprira’ le porte della decenza!]

la grande fregatura sono i quarant’anni: si pensa di avere il mondo in mano.invece e’ tutto cio’ che e’ improprio ed improbabile.

#impropriaperdecenza

caldo opprimente.

1 May 2019