l’urbanistica e’ di destra.

per la presentazione di un master-plan del/sul Porto Vecchio di Trieste, ospiti in uno dei suoi spazi, scrivevo:


June 28, 2018 ·
l’urbanistica è di destra. è terminata il millennio scorso (anche se professori e professionisti sono duri a rivolgersi al data-driven-design) perché non interessante alla globalizzazione, ma solo attinente a Francia ed Italia (vedi tutta la pizza dei piani per consumare carta e distribuire lavoro pubblico dipendente), forse Olanda ed alla gestione della speculazione del potere liberale.la pianificazione urbana e territoriale è di sinistra ed è valida anche per le tribù metropolitane, quelle che potrebbero discutere di cooperative urbanistiche(?), buone per l’Olanda, ma non certo a queste latitudini.I progetti del futuro presentati da professionalità che vanno verso il disuso è curioso ed è inevitabile faccia acqua da ogni parte.grazie, grazie, grazie a chi parla di metodologia! guarda caso non è un politico e neppure un architetto asburgico che si definisce urbanista (chissa’ dove l’ha studiata visto che non e’ mai stata materia di esame, tanto meno di amministrazione, in quel che rimane in eredita’ dell’impero?).mitico e’ stato il geologo che ha stanato subito la presunzione dell’architettite nella costruzione di isole artificiali davanti alla costa (a cui molti, me compresa, avevano sorriso compiaciuti): se con terra di riporto sarebbero state solo delle montagnette, se frastagliate solo gli emiri arabi nella possibilita’ di finanziarli.tremo alla possibilita’ che la sovrintendenza dia il beneplacito agli appartamenti di lusso sotto la copertura del tetto dei magazzini.partire, comunque dalla rete del traffico di automezzi e’ cio’ che di piu’ vetusto un ‘urbanista’ possa mettersi a fare.tutti gasati per una conferenza a microfono aperto.nel sorteggio grillino alla partecipazione c’e’ molta piu’ attenzione ai processi sociali in atto, di chiunque abbia in tasca investitori.
l’incredibile e’ che l’architetta berlinese-viennese, seduta dietro di me, ha tenuto a precisarmi che condivideva ogni si’ ed ogni no che ho fatto con la testa.quando e’ arrivata, io ho notato il suo vestito a righe, probabilmente firmato: sempre di piu’ non e’ importante riconoscere la firma, ma riconoscere il mestiere.quello che e’ importante di un master-plan non e’ la firma, ma il processo condiviso alla redazione, senza strategie, ma metodologia ad hoc.che non esista piu’ l’unico istituto di urbanistica italiano, che poteva concorrere con quelli francesi nell’insegnamento, non e’ un caso, ma solo mio dispiacere nostalgico.

#diPiazzarischiadifarbellafigura #dAgostinoèlagaranzia #laureaadindirizzourbanisticonelcassetto

aggiungo: avere vissuto, infanzia ed adolescenza, in una delle città’ di fondazione del fascismo, allega tutta l’esperienza quotidiana del colonialismo e del pensiero unico che i conquistatori dettano. dimensioni del sociale accentuate dalla propaganda, per la piacevolezza del vivere spazi realizzati dalla visione , efficace sebbene distorta. presentare un master-plan e’ cio’ che rende già’ vecchia qualsiasi discussione possa scaturirne. l’idea di città non esiste più’ nella frammentazione del contemporaneo e solo l’urbano ed il non-urbano hanno ancora la possibilità di dissertazione secondo canoni di categorie novecentesche. l’asse si sposta prepotentemente verso la periferia e le aree confinanti, più o meno attigue. normativa e gestione della cosa pubblica sono in ritardo, inutili alla complessità urbana e non.

improbabile.

24 April 2019

quarantanni impropri.

24 April 2019