
FUTUROMA.

che i ROM facciano l’apologia di Soros la dice lunga sulle strategie oblique.
capital sucks.
il concerto che accompagnava il prosecco ha fatto ballare l’anima che studia balcanico. la parte romantica del punk mi ha assistito e mi ha permesso, come sempre, si passare ogni barricata.
ieri, ho dovuto difendere il balkan come musica di identificazione dal Mediterraneo verso la Russia, con un insegnante dell’Accademia, ignorante dal suo essere prodotto dell’occidente, la cui decadenza ha la sua massima espressione nella Biennale, oltre ogni possibile “Morte a Venezia”.
quanto del ritmo klezmer c’è nella poesia decantata dal ROM, figlio del vento.
il violino non ha rivali.
può essere solo tzigano.
sono lontani i tempi in cui i ROM viaggiavano. ignari di guerre e di proprietà privata.
quasi riesco a sopportare musica e poesia. il senso è quello del cantastorie, senza canto e senza storia, solo cammino e musica che accompagna come “Train de vie”.
se solo potessero accomunarsi con tutto il racconto degli ebrei, il riverbero avrebbe diverse declinazioni, ma ognuno vuole tenersi il privilegio del genocidio. anche qui, le minoranze, nonostante dei ROM sia la più numerosa in Europa, non hanno il valore del possesso di numero di armi, ma quello di ogni pregiudizio.
la Germania continua a cercare di lavarsi la coscienza ed uno dei suoi rappresentanti ufficiali, richiama ebrei e ROM, per sollevarsi dall’atrocità: comunque ci mettono la faccia.
forse perché costretti, ma ci provano nella migliore tradizione luterana.
FUTUROMA perché oltre ogni confine e nazionalità, forse l’unica vera Europa.
il bla bla ufficiale riesce a rispettare il protocollo di coloro a cui è concessa la parola.
dove finisce la forma ed inizia il contenuto. la parata dei membri del board europea acclama la cultura come fondamento della sua unità.
quando la sua importanza arriva Soros a cavallo, a distribuire le sue caramelle.
rischio il linciaggio perché non riesco a trattenermi nel’interpretare la papera del bla-bla-bla, che con il pronunciare ‘storytelling’ riprende in pieno ogni stereotipo che è marchiato su ogni mano di zingaro.
flamenco e piano per il sollievo dell’assistere.
da paura. ammiccando al jazz, per rientrare nel campo di roulotte con le mani dentro il piano, mentre il ritmo sottolinea efficace, perché la spinta a ballare è continua. talmente bravo il pianista da apparire e scomparire a proprio piacimento e guizzo nell’African-jazz.
come far sentire la propria voce?
mi dispiace suonate, suonate e suonatele a tutti quelli che vi sbarrano la strada, interrompono la vostra corsa ed il vostro ballare.
l’accento al ritual di un qualche-non-ben-identificato-africano-americano-di-qualche-sedicente-fondazione viene sviato dal mercato che non si è accorto che chi espone in Biennale, diventerà uno dei prossimi sconosciuti, nonostante la partecipazione nel curriculum.
arriva dall’Etiopia con la favoletta dell’uovo che se rotto dall’esterno la vita viene interrotta, se rotto dall’interno la vita inizia.
il positivo della visibilità.
per chi per il mercato?
se poi si pensa anche ad un museo ROM, il marchio del capitale c’è tutto.
sono inc@zzata perché non ricordo il riferimento alla musica, compositore americano dei momenti meno sospetti dell’impero statunitense, quello da orchestre patinate. mi viene Glen Gould, ma non è lui. forse Burt Bacharach? sì, potrebbe essere lui.
il cambio dal ritmo lento alla bossanova, per passare all’assolo di batteria/percussione: tanto virtuosismo da manuale nei cambi di ritmo e nell’accenno.
flamenco?
così è stato venduto e la bossanova potrebbe essere stata a tradirmi.
che anche i Roma debbano essere messi nel HERE AND NOW è il vuoto contemporaneo del significato delle parole.
anche Satie rimbalza e porta a Sakamoto e alla zingara vestita da geisha, prigioniera di kimono ed in bilico sugli zoccoli di legno, si accascia e guarda lontano.
Tchaikovsky per ingannare il danzatore inesperto, ma le piroette ed i fuetè non si improvvisano. circo non nomade, ma per la sopravvivenza di significato condiviso.
odio il cervello che fa acqua e sputa ‘file’ di informazioni assimilate.
si parte per la parata verso il futuro.




tutta colpa sua se la giornata mi ha regalato improbabile probabile: Selma Selman.

pubblicato su facebook l’11 maggio 2019
