fenomenologia di (amici) faccialibristi.

per non perdere passaggi, cerco di focalizzare non avendo nessun metacomputer che possa analizzare i miei postS.
esperienzale come il decifrare tannini acerbi o sufficientemente maturi, risalgo a quando inondavo di cuori e colori faccialibro.
un cuore nero e’ stato a lungo la mia immagine di profilo ed, ora che c’e’ la svendita di cuori non li sopporto piu’.
odio le emoticonS, o meglio, odio lo smercio del segno che se ne fa.
dopo i cuori e colori e’ arrivato il momento di immagini ‘artistiche’, bulimica di cio’ che non fosse classico: l’allergia all’occidente incominciava a manifestarsi.
fase Marylin, Frida e Barbie passate tutte.
nel frattempo c’era gia’ chi collezionava ‘amici’, mentre i miei 200 mi sembravano gia’ piu’ che sufficienti, anche perche’ erano relativi agli albori del faccialibrismo, dove il traguardo di 1000 era il minimo convenuto.
la frequentazione aveva permesso di ritrovare compagni di scuola e compaesani persi ed avvicinare personaggi che riuscivi a trovare tra i vari likeS delle innumerevoli pagine gia’ likeate.
nessuna nostalgia per cio’ che avveniva solo dieci anni fa, ma considerazioni del merito di quando le masse analfabete (quelle che poi la politica ha definitivamente sdoganato) non riuscivano neppure a pensare ad un possibile virtuale.
frequentavo molto una piazzetta segreta, dove alcuni compaesani si ritrovavano a bere ‘bunna’ ed a rispolverare radici. devo dire che e’ stata salvifica alla rottamazione e mi ha introdotto alla terapia dello scrivere, senza alcuna pretesa. il privilegio di potere scambiare opinioni ed esperienze, con la politica al bando, e’ stato ricostruire quel mondo asmarino della bambagia, delle contraddizioni e delle responsabilita’ coloniali che ci si ritrovava sulla pelle bianca. diverse generazioni a confronto e risate, risate, risate e coccole, ogni notte, attraversando oceani ed individualismi.
precursore della proliferazione dei gruppi, ma gia’ ben previsto da Montagna Zuccherata (2009-2010).
la piazzetta, un po’ alla volta si spopola, per la poca preparazione dei nuovi avventori impiegatizi a capire che si stava sperimentando un nuovo linguaggio, che necessitava la curiosita’ del mettersi in gioco (i continui giochi e scherzi alzavano sempre di piu’ l’asticella intellettuale del confronto a cui non tutti potevano pertecipare, ma pretendevano): le sempre piu’ presenti divisioni di colori e bandiere di appartenenza, l’incapacita’ di mettere in discussione le proprie certezze, il conservatorismo.
il buongiornismo, poi, ha fatto il resto.
la piazzetta, sempre piu’ spopolata, non mi faceva piu’ ballare, di notte, da sola.
e’ quando i vari personaggi politici hanno trasformato faccialibro nel luogo della propaganda spicciola ed anche gli amici faccialibristi sono diventati sempre piu’ solo numeri da acchiappo. non per me, sempre piu’ restia a concedere il mio diario condiviso.
sempre piu’ le regole comportamentali dell’occidente hanno preteso il riconoscimento unanime di validita’, mentre il numero di utenti analfabeti prendeva il diritto di parola e la metodologia democratica ha manifestato tutte le falle.
(sto scrivendo tutto questo, mentre la diretta da Parigi dei Jilets Jaunes e’ continuamente interrotta da un qualche orco che ne pretende il controllo.)

finita la spensieratezza degli anni 10 del millennio, il recedere e’ stato indirettamente proporzionale all’avanzamento di chi ignora, non solo il congiuntivo, ma anche la semplice grafia delle parole ed il T9 e’ arrivato in soccorso.
il mio scrivere e’ stato sdoganato da Salotto Vienna e la parentesi locale ha dimostrato tutta la possibilita’ di leggere i segni di faccialibro, analizzando i vari concessori di likeS.
al di la’ delle likeate ricevute, sempre piu’ affini a leccate, e’ MOLTO interessante vedere quelli che ti ritrovi su pagine che non hanno nessuna attinenza ai loro significati, ma che cercano di crearsi un certo decoro. c’e’ poi chi si smaschera, inavvertitamente, nelle likeate piu’ impensabili.
la benedizione dell”unfollowing’ non e’ pari alle 30 pagine che l’algoritmo ti concede di vedere prima, ma e’ una metodologia di eliminazione di spazzatura per l’autoconservazione.
la ‘nomination’ di ogni male va all’algoritmo: lo spartiacque e’ tra il prima ed il dopo.
un po’ prima dell’avvento le varie amicizie faccialibriste si salvavano in qualche modo, ma i peggiori sono quelli che hanno chiesto l’accesso dal 2014 in poi: la marea di demenza senile all’attacco.
li segui per affetto, ma la marea di luoghi comuni, appunto, e’ un sano immergersi nel reale.
se prima il mio diario condiviso proponeva anche qualche deviazione personale di documentazione, adesso e’ quasi solo nel cercare di allontanarmi il piu’ possibile dal senso comune, verso cio’ che e’ il bene comune. nessun intento di benefattrice, ma di animale sociale, che trova in questo luogo, la possibilita’ di condividere, unico fondamento di evoluzione umana e che ne decreta la validita’.
validita’ offuscata da quando nel collage di commenti ad un post mi ritrovo solo l’url senza l’immagine.
quello dei fondali colorati e’ l’escamotage ad una pagina di profilo che deve reggere l’estetica ed i proclami di egocentrismo.

dopo l’attesa nel limbo delle amicizie da concedere di almeno qualche giorno, spesso settimane, se non mesi, la fenomenologia di quelli che non ti conoscono e che, dopo che li enumeri nell’esercito degli amici, aderiscono perfettamente al disciplinare doc: a) i primi commenti che devono dimostrare il livello di prestazione, b) il preferire lo stato di guardoni, non appena capiscono che l’asticella e’ messa piuttosto in alto, c) troppe lingue tutte insieme da reggere il traduttore google, d) dovevo far numero a loro.
degli amici faccialibristi, i piu’ interessanti da analizzare restano i trollerS e quelli che, dopo che ci sei cascata, chiedono di inviarti le foto del proprio membro.

menzione speciale va a quel paio di amicizie faccialibriste (tutte che risalgono prima del 2014), di cui la conoscenza in carne ed ossa postuma, ha permesso l’abbraccio carnale e che non ha tradito i significanti postati.
sara’ che ognuno cerca di avvicinarsi ai propri significati, ma il segno non tradisce, perche’ e’ contenuto, che poi abbia significanti e’ tutto da vedere.
c’e’, poi, lo spartiacque di chi non ha profilo pubblico e non rende pubblici i propri postS per non sottostare alle regole dell’open-source e pretende il diritto d’autore: altro bel segno su cui dissertare, ma la pretesa del proprio seme e’ la solita favola del profitto.
neanche menzionare quelli che per il rischio di una likeata perdono tutti gli unguenti a disposizione per il trattamento del politicamente corretto.
i paraculi, poi, delle likeate politicamente corrette o in prossimita’ di un qualche loro evento, si commentano (appunto!) da se’.

che sia fenomenologia e’ tutto da dimostrare, ma che sia un covo di fenomeni non puo’ essere messo in discussione.
…e Macron twitta.
…ma non e’ piu’ tra i miei likeS.

#èvenutofuorituttaltrodiciòcheintendevo
#ammorbidimentoincorso
#isteriasottocontrollo
#pocheideebenconfuseperilblogchepiange

postato su facebook il 5 gennaio 2019

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