
immondizia digitale.

i-Phone crashato e le miriadi di photo mangiate (comprese quelle non salvate da aprile!) e iCloud non risponde perche’ non ricordo la password dell’ID (sono stata scambiata per la stessa hacker della mia nuvoletta e, adesso, resto in castigo senza back-up!)
il sito, dove ero stata invitata a tenere il blog, chiuso e tutto lo scribacchiato (anche se recuperabile, per il momento solo incassettato in qualche memoria) sepolto.
la generosita’ di Maxjur mi ha permesso di fregiarmi di un blog tutto mio (impensabile!)
l’ospitalita’ reiterata di Daria mi permette di avere una testata di riferimento in @associazione Italia Europa (che non riesco a taggare perche’ non ricordo il nome esatto del profilo faccialibrista).
e’ da settimane che latito, perche’ l’urgenza di scrivere e’ respinta dall’accadere letto in virtuale, ma prepotentemente nell’aberrazione del reale del sangue.
il mestierante si riconosce dalla non determinazione a mantenere il punto, ma mi interessano le virgole della poltiglia in cui dei pensieri si formano e la scrittura non e’ piu’ sufficiente a tenerli a bada.
mai piu’ profetico fu il titolo di @sconfinamenti (e’ inutile voler taggare perche’ non esiste profilo faccialibrista), non scelto da me, ma rientra sempre nelle colpe di Daria (lo storcere il naso di chi pensava di avere il dirittto di usare tale nome come editoria, era sorpassato dalla gia’ esistente trasmissione radiofonica regionale di ben piu’ lunga data).
sconfinare nell’assurdita’ aberrante della cronaca e’ lo spazio vuoto, bianco o nero che sia, che non si lascia tradurre.
le immagini invadono con il potere dell’assuefazione.
”Il potere e’ anarchico.”
e’ cio’ che mi risuona, da giorni, tra le sinapsi intasate di acido corrosivo, mentre i balletti di ideologie mediocri fanno a gara per ottenerlo… come sempre, nulla di nuovo.
anzi la sua bellezza e’ nell’essere palese.
palesata la mediocrita’ del procedere umano che pensa di salvarsi con la bellezza indottrinata.
credevo anch’io in una certa possibilita’ di salvezza nell’arrampicarsi tra etica ed esteteica, ma non resta che la traduzione dei segni, ma e’ il significato che latita, se non quello reiterato dai cenacoli mentre le categorie del pensiero si dissolvono.
e’ un bene che porti via potere all’occidente, ma restiamo sulla torre di Babele e non riusciamo a cogliere le immense possibilita’ di non pretendere di conoscere lo sconosciuto, ma, semplicemente, di mettersi a bere un caffe’ insieme, magari uno al cardamomo.
la bestemmia di usare il pretesto del ‘diario condiviso’, sempre negli ultimi giorni, visti quelli piu’ nobili scritti su carta, e’ attenuata dalla sepoltura di dati nelle immondizie del digitale, appunto. l’archivio faccialibrista resta la traccia del condiviso open-source (quante frottole senza essere frittole!) e Montagna Zuccherata fa il rebrand della sua creatura perche’ le maiuscole danno piu’ ottimismo.
mi sdogano da sola.
e’ il rispetto per chi mi ha donato.
per cui, avanti con gli imbrattamenti di parole, rigorosamente in italiano perche’ in altra lingua sarebbero retorica spicciola.
anzi senza neanche spiccioli.
#vorreinonvorreimasevuoi
#postopercuisonviva
postato su facebook il 5 novembre 2019

