
ci mancavano le zanzare!

(al finissage della Biennale Arte 2019)
l’uscita del direttore Baratta dalla Biennale sarà da grande interprete: la performance come rappresentazione offerta, negli ultimi giorni della sua ultima direzione della mostra d’arte, raccoglie e profetizza significati in cui il corpo subirà la centralità nell’ecosistema violato.
22 novembre 2019
ci mancavano le zanzare! maschio, femmina, maschio, femmina…solo le femmine portano la malaria, per cui un transgender è al lavoro.il noise è meno disturbante del coito con vegetali.arte e scienza per continuare la masturbazione.‘“We hate mosquitoes because they continue to make sex, while Westerns have a problem with it….Let’s hear mosquitoes as if they were birds.”i castrati come usignoli.zanzare, morte e stregoni.tirato come tutto ciò che si mette su di un palcoscenico.povertà plasmata da occidentale, anche se l’accento è posto in quanto la zanzara può disturbare le vacanze.




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“Making love with plants connects you to longevity.”non ti posso baciare, scusami, ma non ti posso baciare.sorrisi sotto i baffi diffusi.mi trattengo dal ridere forte, ma continuo nel guardare il sesso interspecie per vedere dove si va a parare.la mia pudicizia è ad un buon punto da non riuscire a fotografare la sostituzione di falli.il noise del sesso non lo sopporto.nome per ogni posizione di ape su di un fiore.che l”esistenza sia solo copulare mi è chiaro.si richiamano gli scienziati ed i loro studi.il messaggio di non fare bambini valeva la masturbazione.



solo qualche mese più tardi i teatri verranno chiusi per la pandemia. le piante al posto degli spettatori saranno profetici: l’ecologia prenderà la scena per un paio d’anni e la sua rappresentazione avrà il successo che pretende.
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Pantone e numeri.la colorazione del salmone.pesce addomesticato dal 1960.pigmenti artificiali.escrementi nel fondo dal mare, concentrazione di animali in un posto molto ristretto.salmone scozzese vs salmone sovietico.brand industriale di bio-capitalismo.devastazione ambientale per il consumo.in Norvegia l’’head quarter’.colonizzazione degli oceani.sushi è la lbby del tonno giapponese e la preferenza nel gusto che non era presente nella tradizione.on-off di luce artificiale per produrre uova.il salmone ricercato è quello fuori dagli allevamenti.salmoni che scappano.da pensare coostruire il nuovo ambiente antropogenico.desideri ed infrastrutture.qui la deviazione slisekiana trilla forte.si passa alle ostriche.tavolo di delizie allestito con i disastri umani.trasformare il lavoro dei cuochi nelle realtà che impongono un cambiamento.




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Palestina e semi.qualche nota scappa per sbaglio.incrociata per caso prima dell’ ambaradan.“I don’t want to be exchanged with a video.”che la sua determinazione abbia avuto il sopravvento.l’attesa della performance amplifica l’atto nell’assenza.c’è da capire come semplici ‘reading’ rientrino sotto l’ombrello omnicomprensivo della performance. l’appiattimento su arte e scienza taggano la volontà di insistere su ciò che non appartiene se non alla melassa dello story-telling.tazze di tè e caffè bevute.Bethlehem, in una casa che non c’era più , esisteva l’orrore.carote viola con salsa di tamarindo.angurie e parte della vita, diventati dinosauri da trovare, che non hanno bisogno di irrigazione.microclima e la st. George per cristiani e musulmani e la sua effige messa sul pane nel giorno della sua festa celebrata insieme.anche il Messico ha i suoi massacri e la vendita di fiumi.papaia da semi dal nonno, ricevuto come regalo cambia la vita.anche le mucche sono native e servono come regalo di anniversario di nozze, ma l’Italia non considera una specie (non è il caso di chiamarla tazza!) se ha meno di 400 esemplari.Palestina come centro di diversità di cereali e predecessora di pasta nelle sue innumerevoli forme.“What do I do here today?”l’immaginazione è ciò che connette le arti.il fatto che anche lei se lo sia chiesto, mi rincuora.ti ringrazio perché anche il lavoro sull’immaginario volevo buttarlo in aria!



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se è noise li amo già.canto del muezzin classicato.L’arabo si confà al melodramma, con tutti i suoi Allah invocati.melismata e colorata.NAAR da approfondire, anzi ascoltare.d’altronde il francese non è estraneo alla contaminazione musicale.perso L’immortalare DESERT EQUATIONS.voci marocchine depredate dai Sakamoto &co.virtuosismi di percussioni da meticciato Iran, Afghanistan, Balkan, contemporanei senza melodramma.meta-Persiani nel cibernetico.perso anche THE ACT OF FALLING.“If Israeli soldiers start to shoot, we won’t stop the interview.”Demetrio Statos e le sirene.sillabe a scatti per il ritmo.soundscape e fluidità contro classicità impalata nel virtuosismo come unica frontiera.scorpacciate di RAÏ all’attivo.anche MSYLMA da approfondire, anzi ascoltare.Detroit stordisce con i suoi ex-pat martellanti tecno,se è la fine del IV capitolo, mi dispiace, perché la storia subita ha sporcato occhi ed intasato orecchie.la colonizzazione passa anche dal voler aggiudicare il ‘classico’ alle culture a cui non appartiene: non c’è borghesia incombente a definirne gusto e moine.comunque niente parlanti italiano, da queste parti.la distrazione dello schermo ha sporcato la godibilita’ del suono. sarebbe stato meglio un foglio di carta con le informazioni fornite, che si sarebbe potuto leggere, prima, dopo, durante o anche mai.ah, gia’, c’e’ il problema del consumo della carta e le proprie impronte di carbone da contare!
che non abbia capito molto, anche perchè troppo da leggere, per rincorrere il suono, è chiaro dagli appunti presi. non rendono neppure le foto dei testi proiettati e, come in presenza, anche a distanza resta l’accozzaglia di significati: non sempre l’interagire dei linguaggi facilita la lettura (non mi riferisco alla comprensione), ma al fluire dei segni di parola scritta e suono.
se c’è una metodologia in questo trasferire i post di facebook, postumi alla loro pubblicazione, è quanto regga significato e segno catturato anche dopo un paio di anni. quest’ultimo esempio è chiaro nel suo essere confuso come anche in presenza.
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performance-performance.no-reading, no-talk.non c’è una platea e tutti messi da una parte per guardare lo spettacolo: l’incomprensione ed il disagio di stare su di un palco.pochi matusalemme, ma sufficientemente retro’zzz.c’è chi si accuccia in un angolo e chi ha deciso dove avverrà l’azione.guarda caso ci vado incontro. chi si è seduto deve alzarsi.si risiedono.un fanale mi illumina.no, non sono io.curiosa scatoletta appare nella perlustrazione.sparisce e gli vado incontro di nuovo.da cosa cerca di riparare la pelle nera?no, cerca di far riflettere il nero.stivaletti da cow-boy argento.stracci bianchi sopra calzonciniY3.liberarsi da cosa?ginocchia che scalciano.musica super super-tecno.perché mi trovo sempre dalla parte giusta dell’azione?è così banale?le capre restano davanti alle luci strobo.tutti in cerchio.a passo di valtzer o ballata country-folk.poi melenseria pop sottolineata da afro o pugile.balla nel buio, il suo colore.prevista la fine (come sovente).“Thank you!” nel buio, prima degli applausi.il contorno musicale e le luci erano il 50% del successo.successo, nonostante il nero, targato yankee.

pubblicato su facebook il 22 novembre 2019
pre-pandemia covid19 (anche se era già iniziata).





































































