caldo opprimente.

…sotto il tendone di Robi, troppo compiacente all’accoglienza di turisti.
non sono turisti, pero’, quelli che sono accorsi per il concerto dei Maxmaber pre-primo-maggio e si ritrovano con il banchetto della birra di fronte all’entrata: birra fresca assicurata e intralcio al potere ascoltare il concerto con un fil di vento.
faccio in tempo a squarciarmi in gola ‘sardoni in savor’ mentre tutte le giovani che ballano in bocca alla orkestar mi salutano (che mi ricordassi di una!) o mi guardano tra il divertito e l’incredulo, mentre i maschietti fanno e sono grucce al caso. non servono neanche al vestito di poliestere blu carta da zucchero, stile yugo, che non aiuta alla traspirazione, ma perfettamente in tema con il kolo. ne accenno brevemente un po’, ma non c’e’ sostanza da condividere, nonostante il caldo piacevole abbraccio ricevuto da inseguitrice di Madonne tammuriate.
non c’e’ piu’ spazio da Robi Buffet per le groopie storiche, sposate, figliate o meno, ma piuttosto giovani baldanzosi come quelle due coppie che ho incrociato mentre stavo arrivando, quando una delle ragazze rispondeva ad una qualche domanda di chi fossero quelli di cui stavano cercando il locale, inseguendo il numero di via Torrebianca, non essendo sufficientemente convinti dalla folla che si accalcava fuori dal buffet:
“Li ho già sentiti dal vivo.”
resisi conto che avrebbero dovuto affrontare la calca, senza demordere, uno dei ragazzi, con uno di quei stupidi cappelli che si ostinano a portare anche di sera, nonostante il caldo e senza dovere nascondere calvizie:
“Non credo troveremo da sederci.”
che la preoccupazione principale di un under 25 sia quella di trovare da sedere in un locale, la dice lunga di tutti i teenager che si siedono ai tavolini del bar per bere anche solo una gassosa, mentre i nonni continuano a consumare il caffe’ al banco.
comodita’ assuefatta alla morbidezza di pensiero.

non credo possa andare oltre ad un bicchiere di ribolla spumantizzata (niente piu’ Carso offerto perche’ troppo caro e la dice lunga), avendo gia’ dato nelle ultime settimane e mi aggiro per qualche chiacchera perche’ ballare mi e’ caldamente sconsigliato dal sudore e dai piedi ancora traballanti.
e’ quando il reale ed il virtuale si incontrano e puoi parlare anche del Peru’ e del turismo allucinato che capisci che ogni vissuto non e’ piu’ solo esperienza carnale.
do’ al Napoletano la notizia che il Canadese, l’omicida di Olivia Arevàlo, sciamana di Victoria Gracia, era stato giustiziato dalla comunita’. perche’ Yankee all’inseguimento dell’allucinogeno ayuahuasca, si ha avuto notizia nell’occidente civilizzato: il solito turista bianco, pagante 1700 euro per una settimana di traffico allucinogeno, ha sparato a morte la madre spirituale della comunita’, uccidendola, vicino a casa sua, in preda al delirio di droga legale per gli sciamani. il capo della comunita’ dei Shipibo-Konibo, insieme ad un altro indio, sono ricercati per avere fatto giustizia ed avere ucciso il turista canadese. che scompaiano centinaia di Indios in tutte e due le Americhe non fa notizia, ma se e’ un cittadino della regina britannica, The Guardian ci fa il favore di metterci al corrente.
il Napoletano era sul posto nei giorni in cui era stato commesso il delitto, ma il Canadese non era ancora stato trovato.
la foresta non ha protetto il gringo.
la foresta proteggera’ i due Indios.
e’ l’appropriazione culturale ed il profitto che fa del turismo l’arte del predatore e che lo si sbandieri come la panacea per ogni pareggio di bilancio bisognerebbe misurarlo con i tornelli del luna-park Venezia.
piuttosto affascinato il Napoletano del Peru’, il viaggio deciso, secondo lui, per la sola necessita’ di andare via.
chissa’ perche’ cosi’ tanto ambito dalle frange di radical-chic e quadri ‘councellor’ per rampanti chicchesia?
a Lima dovrebbe esserci una banca le cui piante e disegni esecutivi sono passate fra le mie mani.

troppo caldo sotto il tendone piazzato per offrire ristoro ai viandanti.
mi allontano e c’e’ anche chi mi aveva abbracciato prima ed e’ seduto per terra. alla pietra scelgo il ferro di una di quelle fioriere il cui fornitore dovrebbero internire in corsi di disegno per almeno un anno.
la brezza e’ piacevole e si respira.
guardo da mezza lunghezza e penso se parteciapare, ma riaffiora il ritornello cantato al telefono con una compagna di classe, Asmarina, che mi aveva chiamato da Los Angeles prima di uscire di casa:
“Vado
questa volta
ho deciso che vado”
ma si parlava di andare al ‘confine di un mondo sereno’, un pianeta altro.
scelgo la brezza sul viso.
il dionisiaco, oggi, puo’ rivolgersi ad altri.

anche una delle ultima boutique delle signore bene triestine e’ stata chiusa. adesso verra’ un’altra appendice di WHITE e la beffa del nome ha in se’ ogni decadenza concentrata.
passa solitario il Pope.
il dissesto stradale non mi fa guardare in alto.
non sono attenta, ma neanche distratta.
una lucciola all’angolo.
un giovane architetto che neanche quando sorride riesce a non essere triste.
il metro non e’ piu’ se-Betta-balla.
l’immagine della cartolina porta le due comari vestite in nero, molto lontane da essere le terrone D&G, sedute sugli sgabelli davanti alla porta.
nessun sciamano e neppure Ugo escono dalla porta per me.
sciammanata cammino.

postato su facebook 1 maggio 2018

quest’anno sono 10 anni della Maxmaber Orkestar da Robi Buffet, ma l’oste non e’ tanto felice perche’ non c’e’ cosi’ tanta gente come negli anni passati, visto che i ragazzi gireranno per le varie feste del 1° maggio. infatti ci si riusce a muovere e a sentire la musica senza star loro in braccio. (noiosi bocchi del blog non mi permettono di andare a capo quando desidero, allora do un po’ di aria!). clima quasi autunnale in corso, ma nessun kolo accennato nonostante ci sia chi, oriunda yugoslava, lo avrebbe fatto. lancio e ritiro la sfida di occupare lo spazio per lanciarci nel rito. eppure non sarebbe stato cosi’ appiccicaticcio.

chiacchericcio fitto, anche quest’anno, per le comari. sara’ che l’ambiente ispira. non a me che traslo sorseggiando prosecco, versatomi in quantita’ generosa, contrariando anche per questo l’oste. arriva come saetta, tra note piu’ o meno udite il suono di una voce balcanica. vibra anche il banco di alluminio per la distribuzione di birrette sistemato all’esterno e la vibrazione arriva direttamente in pancia. mi affaccio per vedere chi canta e vedo Lena, gia’ groopie, ora consorte, che riesce ad avere la meglio su ogni strumento ed altra voce che si presenta intorno. ci sono lacrime dell’anima oriunde che prepotentemente prendono la scena e non ce n’e per nessuno.

mi disseto di una delle poche certezze che ormai ho: il 30 Aprile i Max Maber da Robi Buffet.

quarantanni impropri.

24 April 2019

FUTUROMA.

25 January 2020